Una persona con disabilità che accede a un ospedale, al pronto soccorso o a una visita specialistica ha spesso bisogno della presenza del proprio caregiver non solo per un supporto pratico, ma anche per comunicare, orientarsi, comprendere le informazioni sanitarie e affrontare il percorso di cura in sicurezza.
Su questo tema è intervenuta l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità con la Raccomandazione n. 3 del 29 maggio 2026, affermando un principio molto importante: il caregiver non può essere considerato un semplice visitatore quando la sua presenza è necessaria per garantire il diritto alla salute della persona con disabilità.
Secondo il Garante, continuano infatti a esistere sul territorio nazionale comportamenti molto diversi tra strutture sanitarie: in alcuni ospedali la presenza del caregiver viene agevolata, mentre in altri è limitata o addirittura negata. Questa situazione può creare ostacoli concreti all’accesso alle cure e, nei casi più gravi, determinare una forma di discriminazione indiretta.
La Raccomandazione chiarisce che il caregiver svolge una funzione essenziale di supporto assistenziale, comunicativo e relazionale, senza sostituirsi in alcun modo al personale sanitario. Per questo motivo la sua presenza deve essere valutata in base ai bisogni della persona con disabilità e non secondo le stesse regole previste per i visitatori.
Il Garante invita inoltre, tutte le strutture sanitarie a garantire criteri uniformi e a riconoscere la presenza del caregiver durante ricoveri, visite, esami diagnostici e, quando necessario, anche durante il trasporto sanitario.
Un messaggio importante per le famiglie: quando il supporto del caregiver è indispensabile per consentire alla persona con disabilità di accedere alle cure in condizioni di uguaglianza, la sua presenza rappresenta un diritto e non una semplice concessione organizzativa.
Cosa significa concretamente?
Per le persone con disabilità e per le loro famiglie questo richiamo rappresenta un importante punto di riferimento. In presenza di esigenze legate alla comunicazione, all’orientamento, alla comprensione delle informazioni sanitarie o al supporto nella gestione della relazione con il contesto ospedaliero, la presenza del caregiver non dovrebbe essere considerata una semplice visita, ma uno strumento necessario per rendere effettivo il diritto alla salute.
Si tratta di un passaggio culturale e giuridico importante: la persona con disabilità deve poter accedere alle cure nelle stesse condizioni di dignità, sicurezza e autonomia garantite a tutti i cittadini, anche attraverso il supporto delle persone di fiducia che la accompagnano nel proprio percorso di vita.