Di Nadia Muscialini.
Dr.ssa Piglia può presentarci l’ Associazione In Cerchio e i  servizi che offre?

L’associazione InCerchio per le persone fragili, ha come finalità la promozione e tutela dei diritti delle persone fragili, ovvero di tutte quelle persone che per disabilità congenita o sopravvenuta, fisica psichica o sensoriale, o per disagio psichico, patologia geriatrica o per dipendenze, sono a rischio di esclusione sociale, e necessitano di supporto nel proprio percorso di vita.

L’associazione intende  occuparsi della presa in carico  complessiva della persona con fragilità, nelle varie aree esistenziali: lavorativa, abitativa, previdenziale,  assistenziale e sanitaria, ma anche educativa e psicologica. La logica degli interventi di risposta è quella unitaria, grazie alla consulenza e all’azione di esperti che lavorano in stretta collaborazione fra loro e in rete con i servizi territoriali.

L’Associazione fornisce informazioni ed  eroga consulenze in campo sociale, giuridico legale, formativo, educativo, psicologico, a favore delle persone fragili, in particolare sui seguenti argomenti:

  • PROTEZIONE GIURIDICA : supporto  nell’apertura e nella gestione  dell’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO
  • PREVIDENZA ED ASSISTENZA: accertamento di invalidità civile, di handicap, erogazione provvidenze economiche; riconoscimento  inabilità, pensione ai superstiti..
  • INSERIMENTO MIRATO E AGEVOLAZIONI SUL LAVORO,
  • SUPPORTO ALLA COSTRUZIONE DEL  PROGETTO DI  VITA e DISABILITY CASE MANAGEMENT,
  • ACCOMPAGNAMENTO NELLA  PREDISPOSIZIONE  “DURANTE NOI” DEL PERCORSO “DOPO DI NOI”;
  • SUPPORTO PSICOLOGICO AI CARE GIVER,  INDIVIDUALE E COLLETTIVO (attraverso la partecipazione a  Gruppi di Auto Mutuo Aiuto).
Quali sono le richieste  di aiuto che più frequentemente ricevete da parte di persone in difficoltà o da parte dei loro familiari?

In questo momento, veniamo interpellati prevalentemente per consulenza ed assistenza in merito alla apertura della misura di protezione giuridica denominata amministrazione di sostegno, per le  persone non in grado di provvedere ai propri interessi morali e materiali, introdotta qualche anno fa in riforma del codice civile, e venuta ad affiancare l’interdizione e l’inabilitazione. Un altro tema di grande attualità ed urgenza è il Dopo di noi, che preferiamo chiamare Durante noi, dovendo la progettazione dell’adultità della persona con disabilità  e del distacco dalla famiglia di origine essere avviata prima della scomparsa dei genitori. Nel 2016 abbiamo seguito 260 persone. Di cui più di 30 ricorsi per l’apertura di amministrazione di sostegno, con relativi accompagnamenti in udienza, e innumerevoli istanze, rendiconti ai Giudici tutelari etc.

Rispetto alla tema della disabilità\inabilità secondo lei esistono delle tutele e come vengono applicate nella realtà?

La normativa è copiosa e ben fatta, in Italia e a livello internazionale; il problema come spesso accade, è la sua inapplicazione e disapplicazione. Personalmente mi occupo di questi temi ormai da 25 anni e nonostante sia giurista mi rendo conto che le norme da sole non bastano: in Italia la legislazione a favore delle persone con disabilità è all’avanguardia, ma spesso disattesa, vuoi per scarsa conoscenza vuoi per negligenza o per mancanza di fondi, un alibi ormai usato frequentemente per comprimere diritti. Lo si vede nel campo dell’abbattimento delle barriere architettoniche, prescritto da decenni, ma l’evidenza è sotto gli occhi di tutti.Lo si vede per il diritto allo studio, garantito fin dagli anni settanta dal legislatore italiano e mai come ora a rischio. Credo che rispetto a persone o famiglie fragili sia molto importante la conoscenza del tema e anche un sostegno della collettività.

A mio avviso la civiltà di un popolo si dimostra anche dalle tutele e dagli interventi che mette in pratica per le  persone in difficoltà, che ne pensa? Com’è lo status  dell’arte in Italia?

Condivido senz’altro! e purtroppo mi devo ripetere: siamo in una fase in cui sono a rischio le conquiste dei diritti fondamentali fatte nei decenni passati: si torna  a parlare di classi o addirittura scuole speciali, per gli alunni con disabilità; si torna a praticare l’inserimento nelle cooperative anziché realizzare l’inclusione nelle aziende e negli enti pubblici…Un altro tema importante è  quello dell’autonomia, laddove sia possibile e nelle modalità più opportune, sia della persona con difficoltà che per i familiari.

Ritengo che il lavoro sia un elemento di  estrema importanza per l’autonomizzazione ma anche per la  riabilitazione e l’inclusione sociale per le  persone e le famiglie che devono gestire la complessità della vita e l’assistenza ad una persona inabile\disabile, cosa pensa lei in merito?

Assolutamente sì, ognuno di noi ha il diritto /dovere di avere un ruolo attivo nella società attraverso il lavoro. E’ un obiettivo da perseguire per quanto possibile.Uso spesso in merito la pregnante espressione diritto alla vita adulta di qualità, autonoma per quanto possibile, esso da tempo nelle varie componenti è riconosciuto espressamente dall’ordinamento italiano: ma nonostante il riconoscimento formale, per le persone con disabilità ancora oggi una VITA ADULTA, con tutto ciò che essa comporta in termini di emancipazione dalla famiglia di origine, inclusione sociale, inserimento lavorativo, autodeterminazione, abitare autonomo x quanto possibile o in comunità, non è facilmente praticabile, per scarsità di proposte, carenza di risorse economiche, resistenze sociali e culturali.Il diritto al lavoro da salvaguardare anche in capo ai familiari, che troppo spesso oltre alla situazione oggettiva di difficoltà devono subire vessazioni e discriminazioni, ostacolati nella fruizione delle agevolazioni pur previste per legge e trattati come un peso. E anche per questo a rischio di burn out, depressione e fragilità a loro volta. Si instaurano spesso circoli viziosi che viceversa bisogna fermare e invertire, anche per ridare dignità e senso ad una società diversamente veramente poco civile.