Maggio 2022. L’anno scolastico sta volgendo al termine e continua la bagarre politico-giudiziaria a suon di colpi di decreti, note e sentenze. Come dice Daniela Lucangeli: “riassunto”. Il 13 aprile 2017 il Governo ha adottato il Decreto legislativo n. 66/2017 recante Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107, poi modificato dal decreto legislativo n. 96 del 2019, che ha inserito un articolo con il quale è stata prevista l’emanazione di uno specifico decreto ministeriale per la definizione delle modalità di assegnazione delle misure di sostegno e del modello di PEI.
Il 29 dicembre 2020 è stato emanato il Decreto interministeriale 182/2020 Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità.
Il 14 settembre 2021 il TAR del Lazio, con sentenza n. 9795/2021, ha annullato il Decreto interministeriale e le correlate linee guida, generando forte disorientamento nel mondo scolastico. È seguita una nota ministeriale (Nota prot. n° 2044), datata 17 settembre, contenente Indicazioni operative per la redazione del PEI per l’a.s. 2021-2022.

È trascorso un interno anno scolastico, che si è aperto con una gran confusione circa le modalità operative, i soliti ritardi ed una riduzione delle risorse del sostegno scolastico, per proseguire, come sempre, con un’arbitraria interpretazione delle modalità operative stesse.

Il 26 aprile 2022 il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3196/2022, ha accolto il ricorso del Ministero dell’Istruzione e di quello dell’Economia e delle Finanze contro la Sentenza del TAR del Lazio riabilitando il Decreto interministeriale 182/2020, decreto certamente perfettibile, ma decisivo passo avanti nel percorso dell’inclusione scolastica. In questa vicenda ci sono state associazioni di famiglie che hanno fatto la lotta in un contesto di diritti sempre subordinati ad esigenze di spesa, cultura dell’inclusione che stenta a decollare, ancora scarsa formazione del corpo docenti, ancora scarsa valorizzazione delle risorse, diffusa deresponsabilizzazione delle figure coinvolte nei processi di inclusione. ma anche tanta voglia di cambiamento ed una forte consapevolezza rispetto alla necessità di un cambiamento che sia culturale e strutturale
in un’ottica bio-psico-sociale.

L’inclusione deve diventare un “habitus mentis”, calata in ogni piccolo gesto quotidiano.

Se la normativa è imperfetta, Telmo Pievani, con il suo Imperfezione. Una storia naturale, ci ha insegnato che “la storia naturale è il risultato di una serie di imperfezioni che hanno avuto successo” e che l’imperfezione è una promessa di cambiamento. Che dove c’è l’imperfezione c’è cambiamento lo cantava anche De André, quando intonava “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Occorre partire dà lì, dall’imperfezione, facendo fronte comune, perché è chiaro che gli obiettivi siano gli stessi per tutti. Fare la lotta è servito solo a rallentare il viaggio o a farlo proseguire con il freno a mano tirato. La speranza è che questa sentenza abbia aperto la possibilità di continuare il viaggio, collaborando, con trasparenza e flessibilità, in nome di una società più giusta, e promuovendo una nuova ecologia dove il benessere di ognuno è il benessere di tutti.

Uno degli uomini più saggi dei cui natali il nostro Paese può andare fiero scriveva:

“Spiegatemi voi dunque, in prosa o in versetti, perché il cielo è uno solo e la terra tutta a pezzetti”.

Era Gianni Rodari ed era il 1964.

Federica Marci, pedagogista
Associazione InCerchio