I rapporti tra l’ads, il beneficiario e la sua banca sono regolati dalla legge, in modo uniforme, mentre la prassi degli istituti di credito tende a variare in base alle loro necessità e, talvolta, a seconda degli orientamenti della filiale coinvolta: pertanto è opportuno ricercare soluzioni funzionali alla collaborazione tra l’ads e la banca, tutelando gli interessi del beneficiario.

In estrema sintesi, dobbiamo chiederci se l’amministratore di sostegno, nella stipula dei contratti bancari, possa rilevare eventuali clausole o pratiche sanzionate dal legislatore, a protezione del beneficiario consumatore (artt. 18 ss., d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206). Al riguardo la giurisprudenza ritiene che l’ads operi in qualità di pubblico ufficiale[1]. Pertanto l’ads non è un consumatore, ma svolge funzioni pubbliche, in nome e per conto del beneficiario.

In secondo luogo, dobbiamo domandarci se l’ads debba fornire alla banca informazioni relative al beneficiario, alle sue conoscenze ed esperienze in materia di investimenti, alla sua situazione finanziaria e ai suoi obiettivi futuri, al momento di rispondere al c.d. questionario di profilatura della clientela. In proposito occorre distinguere tra notizie di natura economica e personale. Quanto alle prime, il rischio dell’investimento ricade sul beneficiario (v. tra l’altro l’art. 25, comma 2, Direttiva 2014/65/UE; c.d. MiFID II): pertanto le risposte lo riguardano necessariamente. Quanto alle seconde, il Tribunale di Milano è orientato a mantenere riservate le notizie relative alle condizioni psicofisiche del beneficiario, o ad autorizzare il rilascio di copie dei provvedimenti senza la loro motivazione[2]: in entrambi i casi, l’ads deve rispettare le prescrizioni emesse dal Giudice Tutelare. Viceversa, il problema può sorgere per la banca e per le sue comunicazioni periodiche: infatti l’indirizzo riportato sulle buste postali (leggibile da terzi) non deve contenere notizie sulla situazione personale e giuridica del beneficiario, trattandosi di dati sensibili e giudiziari (art. 404 c.c., art. 76 disp. att. c.p.c. e artt. 4 ss. d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196).

In terzo luogo, dobbiamo chiederci se eventuali investimenti debbano essere autorizzati dal Giudice Tutelare, distinguendo tra quelli esistenti e futuri: nella prima ipotesi, l’ads può domandare notizie alla banca e sollecitare, ove necessario, disposizioni da parte del Giudice Tutelare (artt. 411 e 374, n. 2, c.c.), mentre nella seconda l’ads deve selezionare proposte prudenti[3] e ottenere l’autorizzazione del Giudice[4].

Per una migliore informazione, inoltre, l’ads può chiedere copia dei documenti bancari relativi al beneficiario, anche allo scopo di redigere l’inventario iniziale del suo patrimonio e i rendiconti successivi (artt. 411, 380 e 385 c.c.): in tal caso è possibile avvalersi delle norme contenute nel Testo unico bancario, o nel Codice della privacy, con spese a carico del beneficiario (art. 119, comma 4, d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385), o senza costi (artt. 7 ss., d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196)[5]. Qualora la banca non collabori con l’ads, il Giudice Tutelare può anche invitarla a fornire il necessario[6].

Infine alcuni istituti di credito negano all’ads l’internet banking[7]: se il beneficiario ne è già in possesso, la banca può modificare unilateralmente il contratto esistente, in forma scritta, con un preavviso minimo di due mesi e con facoltà di recesso dal contratto, senza spese, alle condizioni già praticate (art. 118, secondo comma, d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385). Se invece l’internet banking viene richiesto dall’ads, la banca non può applicare al beneficiario – tramite il suo legale rappresentante – un trattamento diverso da quello offerto agli altri clienti: anche per questo, la giurisprudenza milanese è orientata ad autorizzare l’ads all’impiego dell’internet banking e, se necessario, allo spostamento dei rapporti del beneficiario presso un nuovo istituto di credito[8].

Alla luce di quanto esposto, dunque, è evidente che l’amministrazione di sostegno – di volta in volta modellata sulle esigenze del singolo beneficiario – può creare difficoltà alla banca, comportando l’esame delle statuizioni emesse dal Giudice Tutelare: a tal fine l’ads è in grado di collaborare con gli istituti di credito, fornendo chiarimenti, o richiedendoli al Giudice.

A cura di Avv. Giulio Rufo Clerici

[1] Cfr. le Linee guida in materia di amministrazione di sostegno del Tribunale di Milano (febbraio 2015). In senso conforme, tra l’altro, Cass. pen., 12 novembre – 3 dicembre 2014, n. 50754.
[2] Ad es., rispettivamente, decreto G.T. Milano 29 gennaio 2015 e decreto G.T. Milano 28 settembre 2016, inediti.
[3] In questo senso, ad es., decreto G.T. Milano 30 maggio 2014 e G.T. Milano 25 febbraio 2015, inediti.
[4] Cfr. le Linee guida in materia di amministrazione di sostegno del Tribunale di Milano.
[5] Cfr. Garante privacy 30 aprile 2015 e Garante privacy 26 maggio 2016 in www.garanteprivacy.it.
[6] Decreto G.T. Milano 15 maggio 2015, inedito.
[7] P. Cendon, M. Vorano, Amministrazione di sostegno, banche e persone fragili, in www.personaedanno.it.
[8] Decreto G.T. Milano 11 aprile 2016, nonché decreto G.T. Milano 28 settembre 2016, inediti.