La pensione ai superstiti è un trattamento pensionistico riconosciuto in caso di decesso del pensionato (pensione di reversibilità) o dell’assicurato (pensione indiretta) in favore dei familiari superstiti.

La pensione di reversibilità è pari ad una quota percentuale della pensione del dante causa.

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.

Vediamo le possibili categorie di destinatari:

Hanno diritto al trattamento pensionistico in quanto superstiti:

  • il coniuge o l’unito civilmente;
  • il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio;

Nel caso in cui il dante causa abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale.

  • I figli minorenni alla data del decesso;
  • I figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso, indipendentemente dall’età;
  • I figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili ai corsi scolastici, nei limiti del 21° anno di età;
  • I figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano l’università, nei limiti della durata legale del corso di studi e non oltre il 26 anno di età.

Secondo le indicazioni dell’INPS, il superstite viene considerato a carico dell’assicurato o del pensionato deceduto al sussistere delle condizioni di non autosufficienza economica e di mantenimento abituale. Per l’accertamento della vivenza a carico assume particolare rilievo la convivenza del superstite con il defunto.

Sui requisiti per la pensione ai superstiti, si è pronunciata anche la Corte di Cassazione (Cass. n. 27448/2017), chiarendo che per aver diritto alla quota della pensione del genitore, per i figli non è richiesto il riconoscimento dell’invalidità civile (in nessuna percentuale), ma l’inabilità lavorativa sussistente al momento del decesso.

Requisiti:

  • Inabilità
    E’ dunque importante precisare che l’inabilità lavorativa deve già sussistere al momento del decesso del parente, ed è totalmente irrilevante un’eventuale inabilità sopraggiunta successivamente.
    Per il riconoscimento della prestazione” la normativa “attribuisce rilevanza al criterio oggettivo della assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa” (ai sensi dell’art. 8, comma 1, Legge 222/1984), che “essa deve essere determinata esclusivamente dalla infermità ovvero dal difetto fisico o mentale”.
    Va precisato che l’attività lavorativa svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali, o presso datori di lavoro che assumono persone disabili con convenzioni di integrazione lavorativa (Art. 11, Legge n. 68 del 12 marzo 1999) non preclude l’erogazione della pensione di reversibilità.
  • Essere a “carico”
    Inoltre, non è obbligatorio che il figlio inabile sia convivente con il genitore al momento del decesso, ma è importante che sia a suo carico.  Cosa si intende per “essere a carico”? I figli di età superiore ai 18 anni e inabili al lavoro si considerano a carico dell’assicurato o del pensionato se questi, prima del decesso, provvedeva al loro sostentamento in maniera continuativa”.
    Il termine “sostentamento” implica sia la non autosufficienza economica dell’interessato, sia il mantenimento da parte del lavoratore o pensionato deceduto.
    La non autosufficienza economica sussiste quando il reddito individuale del superstite, dedotti i redditi non computabili per legge, non supera l’importo del trattamento minimo della pensione maggiorato del 30%.
    Ai fini dell’accertamento del requisito di non autosufficienza economica si fa riferimento al criterio stabilito per il riconoscimento del diritto a pensione nei confronti degli invalidi civili totali.

Per i figli inabili che si trovino nelle condizioni previste dall’articolo 5 della legge n. 222 del 1984 e che si trovino nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o che, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognino di un’assistenza continua, il predetto limite deve essere aumentato dell’importo dell’indennità di accompagnamento.

Il mantenimento abituale, invece, po’ essere dedotto dall’effettivo comportamento pregresso del deceduto nei confronti del familiare superstite. Se il figlio inabile conviveva con l’assicurato l’INPS prescinde dalla verifica del mantenimento abituale. Se il figlio non conviveva bisogna invece accertare, anche mediante un esame comparativo di entrambi i redditi, se il deceduto concorreva effettivamente in maniera rilevante e continuativa al mantenimento del figlio non convivente. Non è richiesto però che l’assicurato o pensionato deceduto provvedesse in via esclusiva al mantenimento del figlio non convivente.

 

A cura del Servizio legale di InCerchio