Dal 2016 sono attivi preso l’Associazione inCerchio due gruppi di sostegno per familiari, ciascun gruppo si incontra una volta al mese presso la sede dell’Associazione e i membri dei gruppi sono familiari (genitori, fratelli/sorelle, figli) di persone con fragilità.

Perché sono nati questi gruppi?
Da sempre l’associazione si occupa di persone fragili, incontrando per lo più i loro familiari per dare supporto e sostegno in diversi ambiti ed è emerso un notevole bisogno di confronto con altri familiari, ma anche il bisogno di imparare a capire come vivere meglio determinati momenti di crisi che si affrontano quando si vive con una persona fragile, che abbia una disabilità fisica,intellettiva, sensoriale o psichiatrica.

Il Caregiver affronta nel corso della vita quotidiana un ingente carico di tipo assistenziale ma anche emotivo, il prendersi cura di un persona fragile comporta uno sforzo fisico e un impiego di tempo che va ad invadere anche il tempo personale che spesso si riduce a zero. I familiari spesso lamentano di non avere più tempo per sé e per i propri interessi.

Con il passare del tempo si perdono i contati sociali con amici e parenti che inevitabilmente si allontanano. In solitudine, così si sperimenta anche un senso di inefficacia, spesso le domande che il Caregiver si pone sono “avrò fatto abbastanza?”, “avrò sbagliato comportarmi così”, “ … e se avessi reagito diversamente?”. e così via, perdendo di vista le cose importanti.

Le famiglie, se lasciate sole, posso percepire la disabilità come un masso che che schiaccia qualunque azione, iniziativa, progetto, come un peso impossibile da sostenere (Micheli, 2007)

Gli incontri di gruppo possono aiutare il Caregiver ad affrontare queste difficoltà, ad accettare maggiormente le situazioni difficili e a fare i conti con la “vocina” che dice loro che non fanno abbastanza.

Ma andiamo ad approfondire chi sono i Caregiver e come gli incontri di gruppo possono essere loro utili.

Chi è il caregiver?
Il Caregiver è la persona che, in famiglia, si fa carico dell’attività di cura.

Nella lingua italiana non esiste un sostantivo che sinteticamente la rappresenti così abbiamo adottato un termine anglosassone che riassume sinteticamente il concetto di prendersi cura.

Con il termine caregiver familiare si intende quindi una persona (di norma il genitore, il coniuge, il figlio o la figlia) che assiste un proprio congiunto (sia esso un anziano non autosufficiente, un bambino o adulto con diasblità, un adulto con problemi psichiatrici, un malato terminale…..) non in grado autonomamente di svolgere gli atti necessari alla vita quotidiana.

L’attività di cura da parte del caregiver familiare può avere diverse durate temporali, e riguarda diversi ambiti: attività di accompagnamento, di supporto per le pratiche amministrative, per il mantenimento delle relazioni sociali, il sostegno psicologico, il supporto diretto alla persona (igiene, alimentazione…) così come la cura della casa..

In Italia, il caregiver familiare dedica in media circa sette ore al giorno all’assistenza diretta (preparare il cibo, alimentare, lavare, cambiare l’assistito) a cui vanno ad aggiungersi undici ore di sorveglianza (quando l’anziano è a letto, dorme, ma va controllato). Una sorveglianza che è principalmente passiva nel caso di non autosufficienza fisica, ma che assume carattere del tutto attivo in caso di patologie psichiatriche o situazioni che comportano deficit a carattere cognitivo (ritardo, demenza ecc.)

È importante che il Caregiver non dimentichi le proprie personali esigenze per non diventare frustrato, teso o risentito. Molte delle sensazioni provate da chi assiste una persona fragile sono simili a quelle provate in occasione di un lutto.

Si sperimentano ansia, depressione, senso di inefficacia e di colpa, rifiuto, rabbia, e di conseguenza si agisce trasportati da queste emozioni che portano il caregiver lontano da ciò che spesso è veramente importante.

Come si svolgono gli incontri?
Gli incontri si svolgono una volta al mese, con la durata di un’ora e mezza, i gruppi sono formati da massimo 8/10 persone.

Durante gli incontri di gruppo si affrontano le principali tematiche legate alla cura, alle difficolta che ciascun membro incontra con l’obiettivo di diventare maggiormente consapevoli delle proprie risorse e dei propri valori, obbiettivo principale del gruppo sarà quindi quello di sviluppare una maggiore consapevolezza delle cose che sono importanti e mettere in atto azioni che vanno in questa direzione.
Si affronta anche l’importante tema legato alla cura di sé e al prendersi i propri spazi.

Inoltre il confronto con altre persone che sperimentano situazioni simili è sicuramente un fattore protettivo, un punto di forza che si aggiunge alla difficile scalata dell’essere familiare di una persona con fragilità.

I genitori di figli con disabilità gravi incontrano maggiori difficoltà a percepire positivamente se stessi, il proprio figlio e la propria famiglia (Soresi, 2007), da qui si parte all’insegna di un viaggio alla scoperta di nuovi punti di vista.

“Nel momento in cui diveniamo capaci di accettare noi stessi e i nostri bambini esattamente per come siamo e sono, in quel momento io credo che ci stiamo avvicinando alla comprensione di cosa significhi essere un “buon genitore” F. Rogers

A cura di Dott.ssa Cristina Labianca
Psicologa psicoterapeuta Associazione InCerchio