Con il riaggravarsi della situazione epidemiologica, diventa importante mettere a fuoco chi possa essere ricompreso nella categoria di lavoratore fragile, e abbia quindi il diritto di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure. Ce ne parla l’avv. Marina Verzoni

Una prima definizione di soggetto fragile è contenuta nel D.L. n. 18 del 2020, art. 26, comma 2: si tratta di lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso  del  riconoscimento  di  disabilità  con connotazione  di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge  5  febbraio 1992, n. 104, nonché i lavoratori  in  possesso  di certificazione rilasciata  dai  competenti  organi  medico  legali, attestante  una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da  esiti  da patologie  oncologiche  o  dallo  svolgimento  di relative   terapie salvavita, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della medesima legge n. 104 del 1992.

Il concetto di fragilità è stato di recente chiarito da una circolare del Ministero del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali redatta congiuntamente con il Ministero della Salute (cfr. all.).

I dati epidemiologici hanno mostrato come la maggiore fragilità si sia registrata nelle fasce di età più elevata della popolazione in presenza di alcune malattie cronico degenerative (ad es. patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche), che in caso di comorbilità con l’infezione da Sars- CoV-2 possono influenzare negativamente la gravità e l’esito della patologia.

Nello specifico, i dati più consolidati hanno evidenziato che:

  • il rischio di contagio da Covid-19 non è significativamente differente nelle differenti fasce di età lavorativa;
  • il 96% dei soggetti deceduti presentava una comorbilità; -le patologie più frequenti erano malattie cronico degenerative a carico degli apparati cardiovascolare, respiratorio, renale e da malattie dismetaboliche;
  • l’andamento crescente della mortalità in relazione all’aumentare dell’età è correlabile alla prevalenza maggiore di tali patologie nelle fasce più elevate dell’attività lavorativa;
  • in aggiunta alle predette patologie, altre comorbilità riscontrate sono quelle a carico del sistema immunitario e quelle oncologiche, non necessariamente correlabili all’aumentare dell’età.

Il concetto di fragilità va dunque individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto.

Ai lavoratori e alle lavoratrici deve essere dunque assicurata la possibilità di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria in ragione dell’esposizione al rischio di infezione in presenza di patologie con scarso compenso clinico (es. malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche), mediante la presentazione di documentazione medica relativa alla patologia diagnosticata.

Circolare-n-13-del-04092020-lavoratori-fragili-SARS-CoV-2