Il Governo con il D.L. n. 18 del 17.03.2020, cd Cura Italia (in G. U. ediz. Straord. 17 marzo 2020), ha iniziato ad introdurre norme e risorse  per fronteggiare l’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19; con una serie di articoli, proponiamo un’analisi sintetica  delle disposizioni speciali a favore delle persone con fragilità e dei loro familiari. Finora abbiamo visto quelle in materia di riduzione dell’orario di lavoro e di sostegno ai lavoratori (estensione dei permessi e del congedo in caso di disabilità grave, trattamento della quarantena, incentivo al lavoro agile).

In materia lavorativa, con l’art. 47 viene altresì offerta tutela dal licenziamento al genitore convivente di persona con disabilità, che debba accudire la stessa a seguito della chiusura del centro frequentato.

Il D.L. n. 18 si diffonde particolarmente sulla questione della chiusura dei centri per l’emergenza Covid-19,  disponendo particolari norme in materia di condizioni di operatività delle strutture, pubbliche o private accreditate, che erogano prestazioni per persone con disabilità.

L’art. 47 dispone che tutti i centri che erogano prestazioni socio-assistenziali, educative, socio-formative, sanitarie e socio-sanitarie debbano restare chiusi in quanto si considerano prevalenti gli aspetti di prevenzione dal contagio e di tutela della salute rispetto alla pur essenziale prestazione del servizio.

Nel caso in cui nei centri siano previste prestazioni di tipo sanitario, non differibili, per persone con disabilità con alta necessità di sostegno, le stesse possono essere fornite con modalità e a condizione però che siano rispettate le misure di prevenzione dal contagio.

In ogni caso, in deroga ad eventuali disposizioni contrarie, le assenze dal centro, anche se in precedenza avvenute per rinuncia spontanea alla frequenza, non vengono conteggiate e non comportano quindi per la persona con disabilità la perdita del diritto di frequenza.

La norma prevede inoltre delle misure compensative di sostegno anche domiciliare.

Il successivo art. 48 prevede che nel periodo di sospensione dei servizi educativi e scolastici, le pubbliche amministrazioni debbano garantire, anche avvalendosi di gestori privati, prestazioni individuali domiciliari.  Le priorità di tali prestazioni sono individuate dall’amministrazione competente tramite co-progettazione con gli enti gestori.

Infine, come anticipato sopra, il genitore convivente con una persona con disabilità che deve accudire la stessa a seguito della sospensione delle attività dei centri non può essere licenziato, se previamente ha comunicato e motivato al datore di lavoro tale necessità di accudimento del figlio per la chiusura del centro.

Si riportano qui di seguito integralmente le norme richiamate del DL  18 del 17.03.2020

Art. 47 (Strutture per le persone con disabilità e misure compensative di sostegno anche domiciliare)
  1. Sull’intero territorio nazionale, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 e tenuto conto della difficoltà di far rispettare le regole di distanziamento sociale, nei Centri semiresidenziali, comunque siano denominati dalle normative regionali, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario  e socio-sanitario per persone con disabilità, l’attività dei medesimi è sospesa dalla data del presente decreto e fino alla data di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 marzo 2020. L’Azienda sanitaria locale può, d’accordo con gli enti gestori dei centri diurni socio-sanitari e sanitari di cui al primo periodo, attivare interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario, ove la tipologia delle prestazioni e l’organizzazione delle strutture stesse consenta il rispetto delle previste misure di contenimento. In ogni caso, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, le assenze dalle attività dei centri di cui al comma precedente, indipendentemente dal loro numero, non sono causa di dismissione o di esclusione dalle medesime. 
  2. Fermo quanto previsto dagli articoli 23, 24 e 39 del presente decreto e fino alla data del 30 aprile 2020, l’assenza dal posto di lavoro da parte di uno dei genitori conviventi di una persona con disabilità non può costituire giusta causa di recesso dal contratto di lavoro ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile, a condizione che sia preventivamente comunicata e motivata l’impossibilità di accudire la persona con disabilità a seguito della sospensione delle attività dei Centri di cui al comma 1.
Art. 48 (Prestazioni individuali domiciliari)
  1. Durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici, di cui all’art 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, disposta con i provvedimenti adottati ai sensi dell’art.3 c. 1 del D.L. del 23 febbraio 2020 n.6, e durante la sospensione delle attività sociosanitarie e socioassistenziali nei centri diurni per anziani e per persone con disabilità, laddove disposta con ordinanze regionali o altri provvedimenti, considerata l’emergenza di protezione civile e il conseguente stato di necessità, le pubbliche amministrazioni forniscono, avvalendosi del personale disponibile, già impiegato in tali servizi, dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, concessione o appalto, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare aggregazione. Tali servizi si possono svolgere secondo priorità individuate dall’amministrazione competente, tramite coprogettazioni con gli enti gestori, impiegando i medesimi operatori ed i fondi ordinari destinati a tale finalità, alle stesse condizioni assicurative sinora previsti, anche in deroga a eventuali clausole contrattuali, convenzionali, concessorie, adottando specifici protocolli che definiscano tutte le misure necessarie per assicurare la massima tutela della salute di operatori ed utenti.
  2. Durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali di cui al comma 1 del presente articolo, le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo. Le prestazioni convertite in altra forma, previo accordo tra le parti secondo le modalità indicate al comma 1 del presente articolo, saranno retribuite ai gestori con quota parte dell’importo dovuto per l’erogazione del servizio secondo le modalità attuate precedentemente alla sospensione e subordinatamente alla verifica dell’effettivo svolgimento dei servizi. Sarà inoltre corrisposta un’ulteriore quota che, sommata alla precedente, darà luogo, in favore dei soggetti cui è affidato il servizio, ad una corresponsione complessiva di entità pari all’importo già previsto, al netto delle eventuali minori entrate connesse alla diversa modalità di effettuazione del servizio stesso. La corresponsione della seconda quota sarà corrisposta previa verifica dell’effettivo mantenimento, ad esclusiva cura degli affidatari di tali attività, delle strutture attualmente interdette, tramite il personale a ciò preposto, fermo restando che le stesse dovranno risultare immediatamente disponibili e in regola con tutte le disposizioni vigenti, con particolare riferimento a quelle emanate ai fini del contenimento del contagio da Covid-19, all’atto della ripresa della normale attività.
  3. I pagamenti di cui al comma 2 comportano la cessazione dei trattamenti del fondo di integrazione salariale e di cassa integrazione in deroga laddove riconosciuti per la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e dei servizi degli educatori nella scuola primaria, o di servizi sociosanitari e socioassistenziali resi in convenzione, nell’ambito dei provvedimenti assunti in attuazione del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6 e con ordinanze regionali o altri provvedimenti che dispongano la sospensione dei centri diurni per anziani e persone con disabilità.